Un nuovo sito targato WordPress


La storia dell’India

944 0

In India gli insediamenti umani civilizzatori lungo la valle dell’Indo si sono protratti per un migliaio di anni a partire da circa il 2500 a.C.. Le città principali erano Mohenjodaro e Harappa (nell’attuale Pakistan), tra il 1500 e il 200 a.C. gli invasori Ariani si introdussero dall’Asia Centrale e si mescolarono alle culture preesistenti.

Intorno al 500 a.C, il Buddismo condusse a un allontanamento radicale dall’Induismo e nel III sec.a.C venne abbracciato come religione dall’imperatore della dinastia mauryana Ashoka.

Nel IV e V sec, sotto la dinastia Gupta, periodo conosciuto come l’Età d’Oro dell’India, la cultura e l’amministrazione politica Hindu raggiunsero nuove vette e l’Induismo trovò nuovo splendore dando inizio al declino del Buddismo.

L’Islam si diffuse attraverso il subcontinente indiano nel corso di un periodo di 500 anni. Nei sec. X e XI i Turchi e gli Afgani invasero l’India e crearono dei sultanati a Delhi. All’inizio del XVI sec. si insediò la dinastia Mughal (Mogul) che durò per 200 anni, mentre le dinastie Hindu Chola e Vijayanagar dominarono il sud dell’ India dall’XI al XV sec.

In questo periodo i due sistemi-quello Hindu prevalente e quello musulmano-si sono mescolati lasciando delle influenze culturali durevoli l’uno sull’altro. Gli imperatori Mughal marciarono nel Punjab dall’Afghanistan, sconfissero il Sultano di Delhi nel 1525, e introdussero un’altra età d’oro artistica.

L’Impero dei Maratti crebbe durante il XVII sec. e gradualmente si impadronì della maggior parte dei domini Mughal, i Portoghesi controllavano Goa dal 1510 e anche Francesi, Danesi e Olandesi avevano insediamenti commerciali. Il primo avamposto britannico nell’Asia del Sud fu creato nel 1619 a Surat sulla costa nordoccidentale.

La Compagnia trattava l’India come un luogo per far soldi, trascurando totalmente la sua cultura, i suoi credo e le sue religioni. I Britannici allargarono la loro influenza da queste basi fino a che, nel 1850, giunsero a controllare molta parte dell’India odierna, del Pakistan, del Bangladesh. Nel 1857, una ribellione scoppiata nel nord dell’India organizzata da soldati indiani ammutinati costrinse il Parlamento Britannico a trasferire tutti i poteri politici dalla Compagnia delle Indie Orientali alla Corona. La Gran Bretagna cominciò ad amministrare direttamente la maggior parte del territorio indiano mentre controllava il resto mediante trattati con i governanti locali.

L’opposizione al governo britannico iniziò realmente sul nascere del XX sec. Il ‘Congresso’, che era stato creato per dare all’India un certo grado di autogoverno, cominciò ora a spingere per ottenerlo nella realtà. Nel 1915, Gandhi, adottò la politica della resistenza passiva o Satyagraha.

La Seconda Guerra Mondiale inferse un colpo mortale al colonialismo e l’indipendenza indiana divenne inevitabile.

Il 15 agosto 1947 l’India divenne un Dominion all’interno del Commonwealth, con Jawaharlal Nehru come Primo Ministro. Due pressanti regioni di religione musulmana erano poste ai due lati opposti del Paese – significando che la nuova nazione del Pakistan sarebbe stata divisa da un’India ostile. Quando venne annunciata la linea di divisione , avvenne il più grande esodo della storia umana in quanto i Musulmani si spostarono in Pakistan e gli Hindu e i Sikh si trasferirono in India. L’India divenne una repubblica all’interno del Commonwealth dopo aver promulgato la sua Costituzione il 26 gennaio del 1950.

Dopo l’indipendenza il Partito del Congresso, il partito del Mahatma Gandhi e di Jawaharlal Nehru, governò l’India sotto l’influenza prima di Nehru e poi di sua figlia e di suo nipote, con l’eccezione di due brevi periodi negli anni ’70 e ’80.

Il Primo Ministro Nehru governò l’India fino alla sua morte nel 1964. Gli successe Lal Bahadur Shastri, il quale morì anch’egli espletando il proprio mandato. Nel 1966 la figlia di Nehru, Indira Gandhi, venne eletta e la morsa dinastica dei Gandhi sulla politica indiana continuò quando suo figlio, Rajiv, venne insediato al potere.

Rajiv introdusse nel Paese nuove e pragmatiche linee politiche. Vennero incoraggiati gli investimenti stranieri e l’utilizzo della tecnologia moderna, vennero facilitate le restrizioni alle importazioni e furono create nuove industrie. Queste misure proiettarono l’India negli anni ’90 e la tolsero dall’isolamento, ma fecero poco per stimolare il mastodontico settore rurale.

I pericoli del sistema di decentramento amministrativo in India vennero chiaramente alla luce nel 1992, quando una folla sediziosa di confessione Hindu si scagliò contro e distrusse una moschea costruita sul presunto luogo di nascita di Rama ad Ayodhya.

Nel 1998 l’India sperimentò le sue prime armi nucleari. Entro l’aprile 1999 il P.M. Vajpayee aveva perso la maggioranza e veniva costretto ad un voto di fiducia. Sonia Gandhi, la vedova di Rajiv Gandhi, nelle intenzioni di tutti avrebbe dovuto condurre il Partito del Congresso alla vittoria, ma non fu in grado di costruire una coalizione e l’India fu costretta a recarsi alle urne per la terza volta in così tanti anni. Il partito BJP tornò al governo con una guida indebolita.

Nel gennaio 2001 un terremoto in Gujarat uccise circa 20.000 persone lasciandone senza dimora più di mezzo milione. Nel dicembre di quell’anno uomini armati attaccarono il Parlamento nazionale uccidendo 13 persone, mentre centinaia vennero uccise nel Gujarat un anno dopo il terremoto nei conflitti tra Hindu e Musulmani.

Nel 2004, con l’indizione di nuove elezioni, ci si attendeva che il BJP ottenesse una rielezione. Sonia Gandhi declinò l’invito alla candidatura a Primo Ministro creando delle scosse all’interno del partito e nominò il primo governante indiano di religione Sikh, il sostenitore risoluto delle politiche anticorruzione e della riforma economica, Manmohan Singh, alla guida del parlamento.

Cultura e religione


L’India è conosciuta per la sua unità nella diversità e si è affermato correttamente che l’India più che un Paese è un continente e racchiude tante variazioni dal punto di vista della religione, delle lingue, delle tradizioni, dell’arte e della cucina quante dal punto di vista topografico.

Per il viaggiatore questa moltitudine culturale è la grande forza dell’ India. La cultura indiana comprende anche la danza classica indiana, l’architettura e la scultura dei templi Hindu (dove inizi l’una e termini l’altra spesso è difficile da definire), l’architettura militare e urbana dell’era Moghul, l’arte della miniatura e l’ipnotica musica indiana.

La religione pervade ogni aspetto della vita indiana. Nonostante sia una democrazia laica l’India è uno di pochi Paesi al mondo in cui le strutture sociali e religiose che definiscono l’identità nazionale rimangono intatte. La principale religione indiana, l’induismo, è praticata da circa l’80 per cento della popolazione. Ci sono poi più di 100 milioni di musulmani che fanno si che l’India sia una delle più grandi nazioni di confessione musulmana al mondo. I Sikh invece contano 18 milioni e sono principalmente dislocati nel Punjab.